Ancora magia…STREGHE IN GHANA

La cosa che colpisce di più è l’idea stessa di streghe e stregoneria, che non è contestata da nessuno. Neanche da queste donne, che si dicono il più delle volte innocenti.

foto di Renzo Sartori: http://picasaweb.google.com/lh/photo/_6_H5qeyGz8FhoeSRUKQeA

Quando una donna è considerata una strega, è condotta al villaggio. In presenza dei suoi accusatori fa un sacrificio e la posizione della gallina, una volta sacrificata, dirà se è innocente o meno. Ebbene, il più delle volte queste donne sono scagionate dall’accusa di stregoneria. Ma sono ugualmente “invitate” a restare nel villaggio per il resto della loro vita. Se ritornassero al villaggio di origine, sarebberero uccise. Una volta che una donna è accusta di essere una strega , e’ una strega.

La maggior parte di loro si dicono innocenti, ma nessuna contesta l’idea che ci possono essere delle streghe.
La stregoneria è una soluzione “idelogica” per giustificare la presenza dell’ingiustificabile: la morte di un giovane, una malattia improvvisa, un raccolto mal riuscito… E’ praticamenta la soluzione del capro espiatorio, presente in tutte le culture. Con una novità, rappresentata dal cristianesimo, in cui la vittima è innocente. Lo dice René Girard, molto più dotto di me.

Credo che antropologicamente, la stregoneria sia appunto da porre in collegamento con l’idea di espiazione. In questo modo risulta più comprensibile. Nel caso contrario, l’allineamento di storie tristissime di donne, esiliate in questo villaggio per il resto della loro vita, risulterebbe  deprimente, inquietante, e poco parlante alla nostra cultura.
A proposito di nostra cultura, nella mia regione di origine (Lombardia) si conoscono ancora oggi i nomi dei villaggi dove le streghe erano ammassate e bruciate, durante il Medio Evo.
(NdR: anche in Piemonte molte sono le storie raccontate su ‘masche e mascun’ che imperversavano nei villaggi ancora sino agli anni recenti, prima dell’ultima guerra, e così in Liguria, dove c’è il famoso paese arroccato di Triora, luogo delle ‘baggiure’ o ‘basure’)

Altro punto interessante da approfondire è il rapporto tra stregoneria e sesso femminile. Altro punto da valutare e sottolineare, per mostrare che la pratica del Ghana non è poi cosi’ lontana dalle nostra, di qualche secolo fa. Perchè sono sempre le donne a farne le spese? per il loro poco potere? per il rapporto intimo che hanno con il sangue? Nel caso del villaggio che abbiamo visitato, a maggioranza Konkomba, credo semplicemente che le donne sono espulse dai villaggi, perchè sono sempre considerate delle straniere.
Vige la pratica esogamica. Le donne provengono sempre da famiglie “straniere”. Il villaggio è composto generalmente da uomini, che rimangono sul posto per generazioni. A loro si aggiungono le spose, che provengono da differenti villaggi. Le donne, come straniere, possono suscitare sospetto e paura. Come ogni straniero.
Detto questo, esistono anche degli uomini considerati “wizard”. Interessante ilatto che nel villaggio delle streghe, le donne non possono acquisire la terra. Invece gli uomni si’. Dunque, le donne, impossibilitate ad avere introiti, vivono da sole. Gli uomini, acquisendo un terreno, diventano autosufficienti e possono chiamare la famiglia, che vivrà con loro per il resto della vita.

Un altro punto da approfondire, ma sul quale ho le idee confuse, è il rapporto tra stregoneria e violenza. Le storie delle streghe sono sempre delle storie di violenze compiute, subite. In qualche modo il portare una donna in un villaggio di streghe è l’ultimo atto di una serie di violenze, che si conclude con l’isolamente, l’esilio, la “pace ” ritrovata. La presenza di una strega suscita degli atti di violenza, perchè la strega è considerata una donna violenta. Di una violenza tutta sua: magica, nascosta, sordida, vile, a volte incosciente. Verrebbe da domandarsi: viene prima la violenza o la strega? ( l’uovo o la gallina?). Gli indigeni porrebbero probabilmente la strega all’inizio della dialettica. “In principio ci fu la strega”! Io metterei la violenza, o meglio una società violenta, o meglio ancora, in termini biblici “il caos”. La soluzione per domare il caos è di trovarne la causa, in una donna anziana.
La nostra cultura giudeo-cristiana coabita invece con un mito creatore in cui al caos si fa seguire la luce. Chissà, forse non siamo poi cosi’ distanti. Per queste popolazioni ghanesi, l’accusa rivolta ad una donna di essere una strega è un tentativo di fare luce su un mondo caotico, difficilmente domabile. Un tentativo di mettere un po’ d’ordine, in modo da preservare la possiblità di transmettere la tradizione da una generazione all’altra.
In questo sta la salvezza per un africano: una catena infinita di generazioni che si transmettono la stessa generazione. Guai a chi minaccia questa continuità!

Roberto Cerea

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